OGNISSANTI



«Per l'Ognissanti siano i grani seminati e i frutti rincasati»

LA FESTA DI OGNISSANTI E IL CAPODANNO CELTICO


Il 1 novembre è lo spartiacque fra un anno agricolo e l'altro. Finita la stagione dei frutti la terra, che ha accolto i semi del frumento destinati a rinascere in primavera, entra nel periodo del letargo: «Per l'Ognissanti siano i grani seminati e i frutti rincasati» consiglia un proverbio.

Per i cristiani si celebrano in questi giorni due feste importanti, Ognissanti e la Commemorazione dei defunti. Ma un tempo, nelle terre abitate dai Celti, che si estendevano dall'Irlanda alla Spagna, dalla Francia all'Italia settentrionale, dalla Pannonia all'Asia Minore, questo periodo di passaggio era considerato un Capodanno: lo si chiamava in Irlanda Samain (Samonos in gallico) ed era preceduto dalla notte conosciuta ancora oggi in Scozia come Nos Galan-gaeaf, notte delle calende d'inverno, durante la quale i morti entravano in comunicazione con i vivi in un generale rimescolamento cosmico, come già si è constatato in altri periodi critici dell'anno. Dell'antico Capodanno celtico sono tuttavia sopravvissuti fino a oggi proverbi e usanze: fra queste ultime la più celebre nei paesi inglesi e irlandesi è la cosiddetta notte di Halloween, fra il 31 ottobre e il 1° novembre, durante la quale i ragazzi si mascherano da scheletri e fantasmi, mimando il ritorno dei morti sulla terra, e girano di casa in casa chiedendo piccoli tributi e minacciando, se non li ottengono, di giocare qualche scherzo.  
Purtroppo la festa si è degradata in un gioco profano che si è esteso anche all'Europa meridionale, specie in questo nostro paese dove si recepisce ogni usanza o moda straniera senza discernimento.

Samain era festa grande per i Celti, così come quelle solstiziali di Capodanno lo erano per i Romani, e veniva ancora celebrata all'inizio del Medioevo. 
L'episcopato franco istituì al 1° novembre la festa di Ognissanti, alla cui diffusione contribuì soprattutto Alcuino (735-804), l'autorevole consigliere di Carlo Magno. Qualche decennio dopo, l'imperatore Ludovico il Pio, su richiesta di papa Gregorio IV (827-44) ispirato a sua volta dai vescovi locali, la estese a tutto il regno franco. Ma ci vollero ancora parecchi secoli perché il 1° novembre diventasse in tutta la Chiesa d'Occidente la festa di Ognissanti: fu papa Sisto IV a renderla obbligatoria nel 1475. 
La tradizione di festeggiare tutti i santi, anche quelli ignoti, non è nata tuttavia in Francia.
Fin dalla seconda metà del II secolo in Oriente e del III in Occidente, la Chiesa festeggiava ogni anno l'anniversario del dies natalis di ogni martire, ovvero il giorno della sua rinascita in cielo che coincideva, come si è già spiegato, con la morte.
In greco màrtyr significava testimone; e il primo dei martiri, il modello, era stato il Cristo stesso, «il testimone fedele», come l'aveva chiamato nell'Apocalisse Giovanni (Apocalisse 1,5 e 2,13).
 
Alfredo Cattabiani, Calendario (Saggi Mondadori, pag. 303)

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