IL TUTTO NEL FRAMMENTO


Passi echeggiano nella memoria,
lungo il corridoio che mai prendemmo,
verso la porta che mai aprimmo.
(T.S. Eliot)

Come l’uva non si può 
spremere in qualsiasi tempo,
come il tempo della maturazione 
stagionale e della spremitura, 
ha sul vino una grande influenza,
nello stesso modo 
nemmeno il vissuto si può, 
nel proprio intimo,
ricordare in qualsiasi tempo 
o in qualsiasi circostanza.  
(In Vino Veritas) 
Soren Kierkegaard

Il ricordo non è la memoria.  
Il computer ha una memoria, ma non può ricordare. Ha un processore, un sistema, un programma operativo in grado di ricercare dati e date nell’archivio. Ha la mente, ma non ha un cuore . 

Il cuore è luogo che permane oltre la distruzione degli archivi, oltre la scomparsa dello stesso sistema operativo.   Nel cuore un frammento, una piccola scheggia, un rumore, un suono, un odore , una immagine rendono  improvvisamente presente la totalità dell’essere . Il Tutto è nel frammento.

Tu sei di nuovo lì,  al di là del  tempo e dello spazio,  con tutto te stesso, anche se hai dimenticato. Le date, i luoghi e le circostanze non ti determinano. Non sono essenziali, sono occasioni e strumenti non ragioni.

La memoria è tecnica, il ricordo è arte. L’arte usa la tecnica. La memoria sta al ricordo come il mezzo sta al fine. Si possono apprendere i metodi per potenziare e migliorare la memoria. La memoria appartiene allo  storico e allo statistico, il ricordo è degli artisti. La memoria è cronaca , il ricordo è l’eterno presente.

La memoria è un fare, un agire, un ricercare, un giudicare, un separare.  Il ricordo è rivelazione, è  l’essere stesso che riemerge in te, al di là della tua stessa volontà. Fare memoria può essere l’occasione che suscita il ricordo, ma non lo può contenere o possedere. Il ricordo può spingerci a fare memoria, può contenere  in sé memoria e memorie, ma è autonomo, indipendente, libero. La memoria ha bisogno del ricordo per avere senso e significato. Il ricordo, invece, sussiste in sé.
Puoi rifiutarti di fare memoria, puoi scegliere di dimenticare. Puoi perfino riuscire a seppellire i ricordi, ma essi, anche sepolti, restano.  Non puoi uccidere i ricordi, se non uccidendo te stesso. Il vecchio perde la memoria, ma nell’anima gli resta il ricordo. Il giovane ha tanto spazio nei suoi cassetti, molta memoria ma pochi ricordi.

La storia, come la memoria, ci appare oggettiva ma non lo è.  I fatti sono i fatti si dice.  Non è vero: essi sono interpretatati, catalogati, conservati alla luce delle idee, della mentalità e delle opinioni dominanti del tempo. La memoria non può essere mai realmente condivisa. La storia la scrivono sempre i vincitori che, inevitabilmente, ripuliscono e modificano gli archivi della memoria sia collettiva che individuale.  Il ricordo, di contro, appare sempre soggettivo, filtrato dalla psicologia del soggetto e dal suo punto di vista. In realtà, se fatto discendere nella camera oscura, profonda, alta del laboratorio del cuore, il ricordo risorge come trasformazione alchemica della materia della memoria. Nel ricordo precipita l’essenziale del corpo memoriale. Se vero frutto del ricordare, cioè del trattenere nel cuore, esso viene come liberato dai nostri stessi sentimenti o risentimenti, dalle nostre stesse opinioni, dai nostri sensi di colpa. Diviene un riverbero, un frammento di verità.

Mircea Eliade nel romanzo “le diciannove rose” afferma: la memoria è la chiave del Paradiso. Vero, essa è lo strumento per aprirne la porta, ma non è la porta e nemmeno la stanza o il suo contenuto. Una volta aperta la porta ed entrati la chiave non ci serve più. Potremmo anche cambiare la serratura.
Altrove è detto “la maledizione degli uomini è che essi dimenticano” ma forse potremmo dire “ è che essi non ricordano” 
.
La memoria può essere difensiva o accusativa. Essa è spietata, non conosce perdono. Il ricordo al contrario non ci accusa e non ci scusa, il ricordo è.  Oltre il giudizio della storia, oltre il giudizio degli altri.

Nell’antico Egitto il passaggio all’aldilà era simboleggiato dalla pesatura del cuore. I fatti e la loro memoria passano, il cuore resta. La giustizia divina è misericordiosa. Dimentica, aspetta, attende e brucia la pula dopo la mietitura e ne trattiene solo il frutto . Essa riguarda il cuore e pesa il ricordo.  Le opere buone o cattive,  i reati, i peccati, i meriti, le vittorie o gli errori commessi, alla fine non contano più. Conta il bilancio finale più della cronistoria delle operazioni svolte. Le parabole evangeliche su talenti e amministratori infedeli ci illuminano. Conta ciò che ricordiamo, quello che abbiamo trattenuto nel cuore. Non conta l’impeccabilità, conta l’amore. Saremo giudicati sull’amore. Se gli archivi della memoria non venissero infine distrutti saremmo perduti. Tutti.
Chi ricorda non è mai indifferente, mentre “il fare memoria” senza “il ricordare” si riduce ad un inerte elenco di date, di fatti e di misfatti.
Il ricordo suscita in noi la nostalgia e il desiderio dell’origine. E’ sintetico, unitivo, simbolico, analogico, discontinuo, fatto di sì e di no, intimo e affettivo, diastolico e sistolico, cordiale appunto. La memoria viceversa è analitica, puntuale, pubblica, descrittiva, logica, coerente.
Si commemorano i defunti, ma si ricordano i cari. 

Il ricordo è già, qui ed ora, un frammento di eternità.

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