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Visualizzazione dei post da Giugno, 2017

Perché fare teatro "anagogico" ?

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A tutti gli illusi, a quelli che parlano al vento. Ai pazzi per amore, ai visionari, a coloro che darebbero la vita per realizzare un sogno. Ai reietti, ai respinti, agli esclusi. Ai folli veri o presunti. Agli uomini di cuore, [… ] A chi dopo aver combattuto e perso per i propri ideali, ancora si sente invincibile  A chi non ha paura di dire quello che pensa. [… ] A tutti i cavalieri erranti. In qualche modo, forse è giusto e ci sta bene… a tutti i teatranti. Miguel de Cervantes, Don Chisciotte

Perché fate teatro anagogico? Ci è stato detto: “Non è meglio fare un corso base per principianti? Non è meglio scegliere testi allegri, meno impegnativi, ed usare il teatro per divertirsi e dimenticare così tutte le brutture del mondo?”
Il teatro anagogico nasce dal mio incontro con Eduardo Ciampi, Claudio C. Belinfanti, Antonino Anzaldi e l’associazione Anagogia.
Conducevo laboratori di teatro terapia, mentre Eduardo, appassionato studioso di Shakespeare, aveva già pubblicato alcuni saggi su una le…

IL TUTTO NEL FRAMMENTO

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Passi echeggiano nella memoria, lungo il corridoio che mai prendemmo, verso la porta che mai aprimmo. (T.S. Eliot)
Come l’uva non si può 
spremere in qualsiasi tempo,
come il tempo della maturazione stagionale e della spremitura,  ha sul vino una grande influenza,
nello stesso modo 
nemmeno il vissuto si può, 
nel proprio intimo,
ricordare in qualsiasi tempo o in qualsiasi circostanza. (In Vino Veritas) 
Soren Kierkegaard
Il ricordo non è la memoria.   Il computer ha una memoria, ma non può ricordare. Ha un processore, un sistema, un programma operativo in grado di ricercare dati e date nell’archivio. Ha la mente, ma non ha un cuore . 
Il cuore è luogo che permane oltre la distruzione degli archivi, oltre la scomparsa dello stesso sistema operativo.   Nel cuore un frammento, una piccola scheggia, un rumore, un suono, un odore , una immagine rendono  improvvisamente presente la totalità dell’essere . Il Tutto è nel frammento.
Tu sei di nuovo lì,  al di là del  tempo e dello spazio,  con tutto te …

Le Sette settimane e la Pentecoste

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Le Sette settimane e la Pentecoste.
La Pentecoste affonda le sue radici nella Shavu'òt (in ebraico שבועות), ("sette settimane") una delle tre feste bibliche di pellegrinaggio conosciuta come festa delle settimane.  Gli ebrei di lingua greca diedero il nome di pentecoste (πεντηκόστη) poiché cade 50 giorni dopo Pesach. Escludendo il giorno stesso di Pesach, la festa cade 49 giorni più tardi.  Shavu'òt ha vari nomi con cui viene identificata. Nel Tanakh è chiamata "Festa della mietitura" (חג הקציר, Hag ha-Katsir; Esodo 23, 16) e "Festa delle settimane" (חג שבעות, Hag Shavu'òt; Es 34, 22; Deuteronomio 16, 10) ed ancora "Festa delle primizie" (יום הבכורים, Yom ha-Bikkurim; Numeri 28, 26). La festa cade sette settimane dopo la festa degli Azzimi, in questa occasione gli ebrei ringraziano il Signore per il raccolto del frumento. Essendo anche il cinquantesimo giorno e, poiché il primo e l’ultimo giorno di un tratto di tempo nel mondo classi…

la luce del mistero

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